Basilica dei Santi Pietro e Paolo di Agliate

basilica agliate by alessandro vigano

Basilica dei Santi Pietro e Paolo (foto Alessandro Viganò)

La Basilica dei Santi Pietro e Paolo di Agliate è uno dei più significativi esempi di architettura romanica della Brianza.

Edificata nel IX secolo, presenta una facciata in ciottoli di fiume, con un portale sovrastato da due monofore con la figura del Cristo nella lunetta, e due porte laterali. La facciata a salienti interrotti corrisponde alla tripartizione interna della chiesa: l’interno presenta infatti uno schema a tre navate absidale, senza transetto né tiburio; le navate, coperte da legno a vista, sono separate da due file di sette colonne; alcuni capitelli sono costruiti con materiale di reimpiego, risalente al IV-V secolo.


Sotto il presbiterio e l’abside centrale si trova la cripta “ad oratorio”, a tre navate e quattro campate, tipica della Val Padana tra il X e il XI secolo. Accanto alla chiesa si trovano il battistero e un edificio medievale con i muri rinforzati a barbacane.

Il battistero presenta la soluzione, unica nel suo genere, della pianta a nove lati, due dei quali compresi nell’abside. Probabilmente edificato all’inizio del XI secolo, successivamente alla basilica, il battistero è costruito con lo stesso materiale della chiesa, con alternanza di tratti a spina di pesce e grossi conci.

Interessanti anche la sacrestia settecentesca e il campanile, realizzato a fine Ottocento, quando la basilica subì massicci lavori di restauro, coordinati dall’architetto Luca Beltrami.

La chiesa era con ogni probabilità in origine interamente affrescata; il restauro del 1985-86 ha tentato di recuperare l’aspetto originale degli affreschi rimasti, risalenti a un periodo compreso tra l’XI e il XV secolo, ridipinti durante il restauro di fine Ottocento.

basilica agliate

Interni (foto Alessandro Viganò)

Gli affreschi

Sulla volta a botte che sormonta il presbiterio della chiesa, è dipinto il busto di un Cristo Giudice, attorniato dai simboli dei quattro evangelisti. Appena sotto all’immagine simbolo dell’evangelista Matteo, quasi completamente cancellata, vi è la raffigurazione della Madonna del Latte; sia il Cristo che l’immagine della Madonna sono contornate da uno sfondo blu cobalto.

Cristo Giudice

La parete nord della navata è decorata da due registri: in quello superiore sono rappresentate la Creazione d’Adamo e la Creazione di Eva, mentre in quello inferiore restano tracce di raffigurazioni di episodi contenuti nel Nuovo testamento.

Restano inoltre tracce di due affreschi successivi al periodo altomedievale: la Madonna con Bambino, sulla parete destra del presbiterio, e un frammento tardocinquecentesco raffigurante, in un tondo, l’immagine di Dio Padre.

Anche gli affreschi più antichi del Battistero sono fortemente danneggiati dall’umidità e dalle infiltrazioni, che hanno causato la caduta della maggior parte di essi.

Madonna del Latte

 

Dell’episodio del Battesimo di Gesù nel Giordano (presente a metà Settecento, durante una visita arcivescovile) restano solo le estremità del Cristo immerse nel Giordano e alcune schiere di angeli; sull’arco trionfale, ancora ben visibile su fondo scuro, l’immagine dell’Agnello mistico. Tutto l’interno dell’abside era in origine decorato da affreschi, andati persi anche a causa di una nuova stesura d’immagini risalenti al periodo gotico.

Sulla destra del portale d’accesso, entrando nel battistero, si è conservato un riquadro a forma di rettangolo orizzontale, illustrante la Deposizione di Gesù e risalente al Trecento; trecce di affreschi dello stesso periodo si trovano anche a sinistra del portale maggiore, dove appare la figura non meglio individuata di una santa, su fondo blu cobalto.

Sant'Onofrio

Procedendo verso l’absidiola, restano le tracce di una Madonna in Trono col Bambino, affiancata dalla raffigurazione di un vescovo (entrambi gravemente danneggiati nella parte inferiore). Sulla stessa parete, accanto alle due figure, compare la figura quattrocentesca di Sant’Onofrio, eremita della Tebaide, con lunghi capelli, baffi e barba canuti.

 

 

(Adattamento da: Sergio Giuffrida, Agliate e la Tradizione del Sacro, Graffiti Edizioni, 1990 e Oleg Zastrow, Gli Affreschi di Agliate, Bellavite Editore, 1991)